Lettera (mai scritta) ad un sindaco

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Oggi abbiamo celebrato il 4 novembre e quest’anno ho ritenuto di leggere una lettera (mai scritta e frutto della mia immaginazione) che mi sarebbe piaciuto ricevere per poter esaudire i sogni di qualcuno che non ce l’ha fatta.

LETTERA (MAI SCRITTA) AD UN SINDACO

Caro Sindaco,
noi non ci siamo mai conosciuti e non potrebbe essere altrimenti considerato che al contrario di ciò che speravo non sono più ritornato a casa.

Sono uno di quelli che, a malincuore, si è trovato giovane con una guerra dentro casa e con tristezza e speranza sono dovuto partire.

L’ho fatto per me e per le mie idee, per la mia famiglia e per il mio Paese.
Altri l’hanno fatto per ragioni diverse ma alla fine ci siamo trovati fianco a fianco. Altri ancora hanno scelto la parte sbagliata. Nemmeno loro ce l’hanno fatta e se oggi non ci dispiace che li commemoriate, non dimenticatevi che la loro era la parte sbagliata.

Voi, a distanza di tanti anni, sapete com’è andata a finire e oggi sarete con la vostra comunità a ricordare me e tutti quelli come me che hanno imbracciato le armi perché c’era una vita da difendere ed una libertà da riconquistare.
Io non ci sono più e posso soltanto pensare di vivere i miei “vorrei” attraverso di voi.

Vorrei che noi non fossimo soltanto dei nomi incisi su una parete e che non vi sentiste costretti a pensare a noi solo perché una ricorrenza ve lo chiede.

Vorrei che non vi dimenticaste mai di tenere vivi i valori ed i principi per cui noi abbiamo abbandonato tutto, sapendo in cuor nostro che forse non ce l’avremmo fatta.

Vorrei imparaste dagli eventi della storia perché spesso questi si ripetono, a volte anche in maniera più tragica.

Vorrei parlaste alle nuove generazioni per spiegargli che il seme della giustizia e della pace va coltivato con pazienza e tenacia e vorrei che comprendessero, che al contrario di noi, hanno una vita davanti e potranno dare tanto quanto abbiamo dato noi. Parlate loro e fate in modo che le loro scuole diventino un luogo di cultura e solidarietà perché la solidarietà è stata la salvezza di molti di quelli che invece sono ritornati.

Vorrei che i giovani leggessero perché come dirà tra qualche anno un grande poeta friulano “Puoi leggere, leggere, leggere, che è la cosa più bella che si possa fare in gioventù: e piano piano ti sentirai arricchire dentro, sentirai formarsi dentro di te quell’esperienza speciale che è la cultura.”

Vorrei che capiste di essere fortunati; noi sognavamo la pace e oggi qualcun altro ne beneficia, ma grazie a noi.

Vorrei che aveste coraggio nelle scelte che farete perché è giusto difendere ciò che noi e quelli dopo di noi hanno conquistato, ma la vita corre e dovrete lottare per renderla migliore per voi e per le generazioni che verranno.

Vorrei che faceste vostri, principi quali il rispetto e la tolleranza perché quando siamo partiti il rispetto e la tolleranza non erano visti di buon occhio.

Vorrei che poteste fare tutte quelle cose per cui noi abbiamo lottato ma che l’assurdità della guerra ci ha impedito di beneficiare.

Vorrei che non vi dimenticaste mai di noi ma soprattutto di tutto ciò che rappresentiamo.

Vai a: “E’ successo (testi e foto) 2015

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