Un percorso in salita

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E così, come si poteva immaginare la conferenza dei Sindaci dei Comuni aderenti all’UTI del Friuli Centrale non ha raggiunto la maggioranza del 60% per l’approvazione dello statuto. Uno stop prevedibile ma che purtroppo, anche so solo temporaneamente, vanifica il lavoro fatto in questi mesi da sindaci, assessori e consiglieri comunali dei diversi comuni. Ovviamente il passaggio a vuoto di ieri è stato determinato dal ricorso che alcune amministrazioni hanno rivolto al TAR contro la legge regionale e dalla conseguente loro volontà di non partecipare e “boicottare” tutti i passaggi che avrebbero permesso l’avvio della riforma. Una scelta legittima, ma che di fatto metterà nelle condizioni la magistratura di poter decidere se una svolta così importante potrà essere avviata o meno. In questi mesi si è discusso molto e personalmente ho trovato pretenziosa ed inopportuna una certa demagogia. Non credo, come dice qualcuno, che questa riforma cancellerà la storia del Friuli, le esperienze come quelle della ricostruzione post-terremoto o l’identità dei nostri territori. Saremo noi amministratori a decidere il nostro futuro e non credo che nessuno abbia in testa scelte simili. L’abbiamo detto più volte; la legge non è perfetta e dovrà essere migliorata in vari aspetti ma il percorso che è stato avviato è inevitabile e necessario. La scelta di accorpare alcuni servizi, garantendo le eccellenze e le buone pratiche, ma anche utilizzando i vantaggi legati alle economie di scala non può essere messa in discussione, così come la necessità di cominciare ad intraprendere politiche strategiche di area vasta che permettano al sistema territoriale udinese di essere realmente competitivo ed attrattivo. In pochi mesi siamo riusciti a mettere in discussione diffidenze e luoghi comuni che sembravano impossibili da scalfire. La città di Udine si è dimostrata aperta alla collaborazione e generosa nei confronti dei comuni dell’hinterland, e questi ultimi hanno compreso le potenzialità di un rapporto con la città pur mantenendo la propria autonomia e specificità.

Ora la Regione nominerà un commissario che sostituirà la Conferenza dei Sindaci nell’approvazione dello statuto. Poi questo verrà inviato ai consigli comunali e, molto probabilmente, il commissario dovrà sostituirsi ai quei Comuni che non approveranno l’atto. Insomma un passaggio discutibile ma probabilmente evitabile. A quel punto, speriamo il prima possibile, ci sarà da augurarsi di poter cominciare a lavorare nell’interesse dei cittadini e delle imprese dei nostri territori.

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