Chi ce lo ha fatto fare?

Capita spesso che qualcuno chieda a noi amministratori pubblici: “ma chi ve lo ha fatto fare?”.

La risposta è semplice.

La colpa è della passione, del credere nell’importanza del bene comune, della convinzione che sia giusto “sporcarsi le mani”, della speranza che il proprio impegno possa contribuire a rendere migliore le nostre comunità.

Ovviamente non è mai stato facile, e lo è ancor di meno oggi che la crisi economica e sociale ha rotto molti equilibri, ha accentuato le disuguaglianze, ha ridotto l’operatività delle amministrazioni pubbliche.

In questi anni abbiamo parlato e discusso molto con le persone. Alcune ci hanno fatto i complimenti ed hanno apprezzato le nostre scelte; altre ci hanno criticato, vuoi perchè di opinioni differenti, vuoi perché alcune volte ci è capitato di sbagliare.

Ma abbiamo sempre mostrato la faccia, perché il nostro dovere è quello di assumerci sempre le responsabilità delle nostre scelte e sempre di essere in buona fede.

Stamattina in un bar di Colugna io ed un collega consigliere abbiamo incontrato un signore del posto con idee molto diverse dalle nostre; ci ha criticato, abbiamo discusso ma alla fine ha voluto offrirci un bicchiere di vino. Perché così dovrebbe funzionare una comunità, all’interno della quale si troveranno sempre opinioni differenti, ma anche rispetto verso il lavoro degli altri.

Qualche giorno fa ho ricevuto una lettera anonima (non sarà la prima e non sarà l’ultima). Ho deciso di pubblicarla perché se chi ha scritto non ha avuto il coraggio di assumersi la responsabilità di firmarsi, è giusto aiutare la sua timidezza e rendere pubblico il suo pensiero.

Ovviamente alla lettera rispondere sarebbe fin troppo facile.

Perché sarebbe facile dire che applicare la Tasi solo sulla prima casa non è anticostituzionale.

Perché tassare un bene (la seconda casa) per 2 volte sarebbe stato ingiusto.

Perché alcuni comuni non hanno applicato la Tasi ma sono stati costretti ad alzare l’Imu o l’addizionale Irpef.

Perché l’aliquota da noi imposta prevede delle detrazioni.

Perché se i progetti ad alcuni non sono graditi non vuol dire che non interessino il resto della comunità.

Perché avrebbe potuto liberamente affermare che spendiamo allegramenti i soldi e che siamo degli irresponsabili anche se si fosse firmato, perché avremo sicuramente tanti difetti ma siamo capaci di ascoltare e accettare le critiche.

Ma ovviamente ad una lettera anonima non si può rispondere e comunque una lettera anonima non turberà i nostri sonni.

Gentile cittadino, la vita di ciascuno di noi è complessa e le posso assicurarle che amministrare vuole dire cercare di tenere conto delle complessità di tutte le 15 mila vite che si intrecciano nel nostro Comune. Questo vuol dire anche sbagliare o forse vuol dire fare l’interesse della collettività e non del singolo (forse del suo).

Io sono convinto che fare il Sindaco o più in generale l’amministratore sia una delle esperienze più belle che possano capitare nella vita.

Avrei voluto invitarla a passare una giornata con me, in municipio, tra la gente, con i ragazzi e le associazioni.

Se si fosse firmato l’avrei potuta invitare.

Vai a: “E’ successo (testi e foto) 2014

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